Caviro – risultati e analisi di bilancio 2020

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Fonte: bilancio aziendale

Caviro ha modificato la chiusura del suo esercizio al 31 agosto, motivo per cui oggi guardiamo al bilancio 2020 (31 agosto 2020), pur avendo saltato il 2019 che è stato composto di soltanto 8 mesi. Risulta quindi impossibile confrontare i dati economici con l’anno precedente (ma lo faremo con il 2018), mentre invece per i dati finanziari il dato puntuale al 31 agosto 2019 è disponibile. Passando ai numeri, senza dubbio si tratta di dati positivi. Caviro è ben posizionata nell’ambito della crisi COVID, con una forte esposizione al canale off-premise (grande distribuzione in particolare) sia sul mercato domestico (72% del fatturato) che su quelli esteri. Infatti, rispetto al 2018, le liquidazioni ai soci sono state del 2% più elevate, mentre in euro sono state del 2% più basse a fronte di un prezzo medio calato del 4% circa (in linea con il -5% pagato da Caviro per le forniture esterne) e il fatturato ha raggiunto il picco storico di 351 milioni di euro. Anche la posizione finanziaria non sembra aver subito un particolare impatto, anzi. L’indebitamento netto scende a 51 milioni, nonostante l’incremento degli investimenti (24 milioni) e l’acquisizione del 30% rimanente di Cesari in Valpolicella (4 milioni), grazie una efficiente gestione del capitale circolante.

Mai come quest’anno però vorrei attirare l’attenzione sul tema della sostenibilità e sottolineare come Caviro sia avanzatissima a tal proposito. Il 2021 sarà l’anno in cui questi temi diventeranno centrali e soprattutto cominceranno a essere determinanti anche nel mondo finanziario: chi non rispetta questi principi verrà sempre di più messo ai margini nelle scelte di investimento. Caviro fa sempre vino come mestiere principale (69% del fatturato) ma ha sviluppato tutta la filiera della vite e oggi in quel 31% restante produce alcol e brandy (37% del 31%), servizi all’ambiente (18%), energia (17%), mosti d’uva (15%) e acido tartarico (13%). Per una volta facciamo anche qualche numero che non è litri di vino o euro: Caviro riceve 555mila tonnellate di scarti e ne usa il 99.3%, mandando a smaltimenti soltanto 3900 tonnellate. Giù il cappello.

Bene, dopo questa lunga premessa passiamo a qualche commento ai numeri.

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La produzione di vino in Italia nel 2020 – dati provvisori ISTAT

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Fonte: banca dati ISTAT

Anche quest’anno ISTAT ha pubblicato nella banca dati la serie completa dei numeri sulla produzione di vino in Italia nel 2019. Anche se non è specificato che si tratta di un dato ancora stimato, dobbiamo aspettarci che questi numeri subiscano una piccola stabilizzazione nei prossimi mesi, e quindi li chiamiamo “provvisori” per il momento. In realtà non mi immagino grosse variazioni, soprattutto nella lettura dei numeri che si riassume in due o tre punti: primo, una produzione stabile rispetto al 2019 a sfiorare 50 milioni di ettolitri, più abbondante al nord che al sud; secondo, i vini bianchi prendono sempre più piede e sono ora il 57% del vino italiano, come potete ben apprezzare dal primo grafico animato; terzo, continua il calo del vini IGT, scesi nel giro di pochi anni dal 33% al 23% della produzione totale (secondo grafico animato, all’interno del post), sostituiti in parte dai vini DOC/DOCG, ma anche dai vini da tavola. A livello regionale e restando sulle regioni più importanti, vanno menzionati i buoni dati (rispetto alla media decennale) delle due regioni più importanti per il vino italiano, Veneto e Puglia, mentre sono largamente sotto la media storica (e l’anno scorso) i dati pubblicati relativamente alla Sicilia. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.
Dimenticavo: tutti i dati sono sin d’ora disponibili nella sezione Solonumeri.

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Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2019

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Fonte: Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) – sezione valori fondiari

Il CREA ha aggiornato per il 2019 il suo rapporto chiamato “Esempi di valori fondiari e di canoni d’affitto” da cui è tratta questa analisi con i valori minimi e massimi riportati per una serie appunto esemplificativa di vigneti (principalmente DOC). L’elaborazione che da ormai qualche anno faccio su questi dati porta a distillare una variazione percentuale del valore mediano di queste terre che per il 2019 è di nuovo positivo, +1.8%, dopo il +1.5% del 2018, e che fa crescere a 158 il numero indice relativo al valore 2019 di questi vigneti rispetto al 2000. Come dire un incremento medio annuo del 2.4%, però principalmente ottenuto nei primi anni 2000. Infatti, se facciamo il medesimo calcolo per il decennio 2009-2019, arriviamo a un ben più striminzito +1.3%, che comunque ben si confronta con la svalutazione media dell’euro che è stata dell’1.05% annuo durante il periodo. Il rapporto di CREA è comunque relativo agli “esempi” di valorizzazione di vigneti specifici e quindi su questo ci dedichiamo nel resto del post.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2020

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Fonte: Constellation Brands investor relations

Le ultime settimane sono state una combinazione di buone notizie per Constellation Brands, che in borsa si è riportata sui livelli pre-crisi di inizio 2018, per un valore di mercato di 45 miliardi di dollari e un prezzo di 230 dollari per azione (dopo aver toccato il minimo di 120 a aprile). I dati del terzo trimestre sono decisamente esplosivi, per quanto una parte della crescita sia legata alla dinamica delle scorte nella distribuzione: se nel secondo trimestre si parlava di risultati che avevano resistito al COVID, nel terzo trimestre tutti gli indicatori consolidati sono in crescita a doppia-cifra, il che consente anche all’azienda di fornire una indicazione sugli utili di fine anno, che prima delle componenti non ricorrenti, sono attesi stabili. In particolare, per la divisione vino CB ora si attende vendite in calo del 9-11% e utile operativo a -16/18%, ma con il portafoglio di marchi che resterà dopo la vendita a Gallo in crescita del 2-4%. La seconda buona notizia è proprio l’approvazione dell’Antitrust della vendita di parte della divisione vino a Gallo (tutti i vini o quasi che hanno un prezzo sotto 11 dollari a bottiglia), che si chiude proprio questo mese e che negli ultimi 12 mesi ha riportato vendite in volume di 20.5 milioni di casse (il 41% del totale vino venduto da CB) e circa 800 milioni di dollari di vendite (il 35% del totale vino). Considerando che già oggi il vino (e spiriti) rappresentano soltanto il 31% del fatturato consolidato e il 25% dell’utile operativo, dopo questa operazione scenderà al 22%, di cui soltanto il 17% “puro vino”. Come avevo già detto, considererò l’opportunità di ridurre la frequenza degli aggiornamenti sul blog a una o due volte l’anno. Passiamo a commentare qualche dato.

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Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2018 FiBL & IFOAM

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Fonte: elaborazioni inumeridelvino.it su dati FiBL-IFOAM

Le superfici vitate biologiche convertite o in conversione nel mondo sono cresciute del 5% circa nel 2018 per raggiungere quota 422mila ettari. Nel corso del 2018 però si assiste a un rallentamento della superficie in conversione, che cala del 7%, più che compensato da un incremento della superficie convertita che invece è salita del 10% a 276mila ettari. Siccome questa divergenza era parzialmente emersa anche nel 2017, quando la superficie in conversione cresceva solo del 2%, potremmo trovarci davanti a un primo segno di “indebolimento” del movimento bio nel mondo del vino, che abbiamo in qualche modo già visto nel nostro lavoro sui dati SINAB italiani, che trovate qui aggiornato al 2019. La Spagna primeggia e accelera, confermandosi la nazione con la più grande superficie bio nel mondo, mentre l’Italia è tra le grandi nazioni vinicole non ha nel 2018 messo a segno i progressi di cui sono stati capaci spagnoli e francesi. Per chi vuole, il post prosegue con un breve approfondimento. Vi segnalo anche che trovate le tabelle complete per nazione nella sezione Solonumeri mondo.

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